1/09/2015
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Cari i miei lettori, bentornati anche questo mese alla mia rubrichetta di glottologia spicciola. Questo mese ci spostiamo tra le cantine dell'Oltrepo Pavese, terra di viticoltori dove ancora oggi si produce dell'ottimo nettare, pronto a imbandire (e a rallegrare) le mense di tutti noi. Il proverbio del mese, infatti, è nato proprio da queste parti, dove si è soliti dire:

"Nella botte piccola c'è poco vino"

Correvano infatti gli anni del dominio longobardo, e la Regina Teodolinda, dalla vicina Mantova, era solita inviare i suoi messi nell'Oltrepo, affinché costoro portassero a sua maestà tutto il Barbera necessario a "inumidire" i pasti della corte. Costoro si muovevano con almeno una dozzina di carri al loro seguito, e rientravano puntualmente a casa con delle enormi botti piene di vino. Botti che poi ritornavano ai contadini l'anno successivo. Per qualche tempo, tuttavia, la Regina preferì assaporare il gusto dei vini toscani, lasciando buona parte dei viticoltori disoccupati. I giovani dell'Oltrepo dovettero quindi escogitare un barbatrucco per convincere Teodolinda a tornare sui suoi passi, e decisero alla fine di tentare l'impossibile: inviare una piccola botte (5 litri) alla regina quale "assaggio" dell'ultima vendemmia, davvero eccezionale per qualità, sapore e tasso alcolico. Appena la regnante vide la botte, tuttavia, sentenziò "in botte piccola c'è poco vino", e fece squartare (ma delicatamente) gli ambasciatori dell'oltrefiume. Da allora, le botti sono molto più grandi.

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